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ANTICHE RADICI (1 in linea) (1) Visitatore
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Discussione: ANTICHE RADICI
#50
ANTICHE RADICI 3 Mesi, 3 Settimane fa Karma: 0  
Salve a tutti, sono pietro e vorrei presentarmi, visto che fino ad ora non l'ho fatto.
Mi sono registrato ad agricultore net, perchè lo trovo interessante e sicuramente UN BUON POSTO dove parlare di agricoltura e ampliabile sotto tutti i punti di vista.
Oltre la quarantina, sono legato al mondo agricolo da quando sono nato.
Non lavoro nel settore, ma la mia vita in realtà l'ho trascorsa a contatto degli agricoltori.
Già, le cose erano diverse negli anni 70 e 80.
Sicuramente con prospettive nel futuro più rosee, di quelle attuali.
Ora mi sembra che la coltivazione e l'allevamento in questo paese non abbiano l'importanza che dovrebbero avere.
Molto più interessante speculare sull'edilizia o sulle porcherie di pochi ( o molti ), piuttosto che tutelare gli interessi di chi ha ancora un briciolo di onestà e moralità.

Sono contro qualsiasi manipolazione, genetica( ma anche umana).
Sono anche convinto che da almeno 20 anni a questa parte ci fanno mangiare questa robaccia.
Quando frequentavo un istituto per l'agricoltura negli anni 70/80, ritenevo che il modello agricolodi quel perido fosse sbagliato, ritenevo che non si poteva ridurre il tutto a super produzioni e annientamento della nostra cultura biologica e storica.
Era il periodo dove gli agricoltori, venivano stimolati ad intensificare produzioni, allevamenti, sostituzione di razze autoctone con macchine da laboratorio superproduttrici di latte e di problemi sanitari, così come varietà vegetali.
Le grandi aziende, invogliavano a comperare mangimi sempre più concentrati, in nome di un'agricultura di qualità.
Che pena.
Perfino chi credevo avesse cultura, mi diceva che le mie erano eresie, sempiaggini, che scuole.
E pensare che ero finito in quel posto perché non avevo numeri validi per frequentarne altre.

Dieci anni fa, proposi ad alcuni agricoltori di trasformare la loro azienda in biologico, almeno avrebbero ricevuto aiuti, mi dicevano che ero pieno di problemi e con poche competenze.
Presentai loro un tecnico emiliano e quando disse loro che avrebbero dovuto piantare alberi e arbusti autoctoni da siepe, tutti si misero a ridere.
Un’anno dopo, proposi (e io lo feci in piccola parte) di seminare un cereale, che da li a poco avrebbe riscosso un successo notevole, mi risero in faccia, perfino un mio parente agricoltore.
Adesso viene venduto a 5/6 euro al kg e lo trovi perfino in farmacia.
Un paio di anni fa in occasione di un funerale, dissi ad alcuni agricoltori, di fare determinate scelte e di riconvertire alcune cose, risero e alcuni sono stati costretti a smettere.
Potrei fare altri dieci esempi, ma il risultato è una profonda impreparazione e una veduta di orizzonti retrograda.
Tutti si sono adeguati al consumismo e ai facili mutui, ma ben pochi hanno capito la realtà.
Dire c’è crisi, non vuol dire nulla.
Perché per ogni crisi esiste la possibilità di individuare percorsi adatti.
Il consumatore ha agito per distruggere la nostra biodiversità.
Ha distrutto le regole che governano la stagionalità delle produzioni.
Aiutato in questo dalle catene di distruzione e distribuzione della nostra diversità agricola e biologica e della nostra identità agricola e culturale.
A tuttoggi, non esiste nessun prodotto di massa e non che non possa essere prodotto in qualsiasi parte del mondo.
Questa si chiama industria, che governa, che decide, che appiattisce che fa scomparire e riapparire cio che in quel momento è più conveniente.
Altro che tutele varie, marchi vari e disciplinari vari, certificazioni ecc..
Tutto deve avere un esatto rendiconto.
Tutto è governato secondo le regole del profitto.
Nella sola provincia di reggio emilia, nella mia zona,,ogni giorno si sottraggono decine di migliaia di mt2 di terra, per l’edificabilità.
Certo i contadini che stanno in pianura sono contenti, lavorano il loro campicello per hobbi, sapendo che la loro terra renderà parecchio.
La dove sorgevano caseifici, lottizzazioni e splendide ville di carta.
Tanti contributi agricoli, per andare avanti, ma a chi, dove sono, le grandi aziende, le grandi cooperative forse.
O forse qualcuno che ha all’università un figlio e prende il contributo per il subentro, anche se ovviamente non lavorerà mai in azienda.
Conosco agricoltori che da anni aspettano, spiccioli.
Su una cinquantina di agricoltori che conosco, solo un figlio di loro lavora a casa, gli altri no.
Io è da un anno che sto cercando ragazzi con competenze agricole, non ne trovo uno.
Psr, fondi vari, a chi?.
A chi ha la terra?
O a chi non c’è l’ha?
In alcuni comuni, diventerà persino difficile avere l’autorizzazione per un pollaio, figuriamoci per un azienda agricola.
Mi hanno detto che un allevatore, ha dovuto ampliare, ma non nel suo comune, in uno limitrofo, perché nella sua zona, non è più possibile avere vacche, solo speculazione edilizia e robe simili.
Del resto non tarderà molto che al posto di quel caseificio della zona, faranno delle bellissime maisonette per operai.
LA MIA IDEA GIA ALLORA ERA QUELLA DI OPERARE CONTROCORRENTE, SALVARGUARDARE UN PATRIMONIO CULTURALE, STORICO E PRESERVARE LE NOSTRE RADICI.
MI SONO SCONTRATO CON INSEGNANTI, AGRICOLTORI,non è servito a nulla.
Mi sono reso conto che diventa importante una cosa, solamente se fa buisness, diversamente, a chi interessano ambiente, biodiversità, sovranità alimentare, ecosistema fragile, inquinamento.
Meglio che non dico quello che da queste parti interessa a chi dovrebbe avere a cuore la sorte dell’ambiente.
Conta solo la speculazione a tutti i livelli.
Ma che diavolo lasceremo ai nostri figli e a chi verrà dopo di noi.
Vogliamo darci una mossa, lo sapete che è solo da una minoranza che possono arrivare i cambiamenti, la massa è culturalmente mediocre e impreparata a liberarsi dai condizionamenti.
Vi cerco AGRICULTORI, chi esperto di coltivazioni oricole, chi frutticole, erbacee e allevamenti, non vacche sintetiche, ma animali veri, ovini e caprini, animali da cortile, suini non da laboratorio.
Fatevi sentire, uniamo le nostre forze e le nostre idee comuni e cambiamo questo sistema.
Io dal canto mio, posso dire la mia per quello che riguarda boschi, entomologia, fitopatologia, biodiversità biologica, animale e vegetale, allevamenti alternativi, biomassa, piante oleaginose, alimenti alternativi di origine vegetale, sostitutivi della soia, proteine non ancora usate ma uniche e a basso costo, potrei andare avanti, ma ho rubato troppo spazio e chiedo scusa.
Ma credo che nessuno abbia il diritto di ostacolare l’agricoltura intesa come patrimonio culturale, crescita sana degli individui e attaccamento alla madre di tutte le madri: LA TERRA.
Uniamoci, sarebbe mia intenzione provare ad acquistare terreno semicollinare di ci circa cento/centocinquanta ettari a buon prezzo, una decina di persone potrebbero fare molto, anche in previsione di alcune idee e progetti unici che fra un anno, cominceranno a farsi strada e arrivare prima degli altri, vuol dire creare ricchezza in periodi di crisi profonda.
Un saluto e a presto.
pietro5000 (Utente)
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Ultima Modifica: 2008/09/18 15:18 Da pietro5000.
 
Salve a tutti, sono pietro e vorrei presentarmi, visto che fino ad ora non l'ho fatto.
Mi sono registrato ad agricultore net, perchè lo trovo interessante e sicuramente UN BUON POSTO dove parlare di agricoltura e ampliabile sotto tutti i punti di vista.
Oltre la quarantina, sono legato al mondo agricolo da quando sono nato.
Non lavoro nel settore, ma la mia vita in realtà l'ho trascorsa a contatto degli agricoltori.
Già, le cose erano diverse negli anni 70 e 80.
Sicuramente con prospettive nel futuro più rosee, di quelle attuali.
Ora mi sembra che la coltivazione e l'allevamento in questo paese non abbiano l'importanza che dovrebbero avere.
Molto più interessante speculare sull'edilizia o sulle porcherie di pochi ( o molti ), piuttosto che tutelare gli interessi di chi ha ancora un briciolo di onestà e moralità.

Sono contro qualsiasi manipolazione, genetica( ma anche umana).
Sono anche convinto che da almeno 20 anni a questa parte ci fanno mangiare questa robaccia.
Quando frequentavo un istituto per l'agricoltura negli anni 70/80, ritenevo che il modello agricolodi quel perido fosse sbagliato, ritenevo che non si poteva ridurre il tutto a super produzioni e annientamento della nostra cultura biologica e storica.
Era il periodo dove gli agricoltori, venivano stimolati ad intensificare produzioni, allevamenti, sostituzione di razze autoctone con macchine da laboratorio superproduttrici di latte e di problemi sanitari, così come varietà vegetali.
Le grandi aziende, invogliavano a comperare mangimi sempre più concentrati, in nome di un'agricultura di qualità.
Che pena.
Perfino chi credevo avesse cultura, mi diceva che le mie erano eresie, sempiaggini, che scuole.
E pensare che ero finito in quel posto perché non avevo numeri validi per frequentarne altre.

Dieci anni fa, proposi ad alcuni agricoltori di trasformare la loro azienda in biologico, almeno avrebbero ricevuto aiuti, mi dicevano che ero pieno di problemi e con poche competenze.
Presentai loro un tecnico emiliano e quando disse loro che avrebbero dovuto piantare alberi e arbusti autoctoni da siepe, tutti si misero a ridere.
Un’anno dopo, proposi (e io lo feci in piccola parte) di seminare un cereale, che da li a poco avrebbe riscosso un successo notevole, mi risero in faccia, perfino un mio parente agricoltore.
Adesso viene venduto a 5/6 euro al kg e lo trovi perfino in farmacia.
Un paio di anni fa in occasione di un funerale, dissi ad alcuni agricoltori, di fare determinate scelte e di riconvertire alcune cose, risero e alcuni sono stati costretti a smettere.
Potre fare altri dieci esempi, ma il risultato è una profonda impreparazione e una veduta di orizzonti retrograda.
Tutti si sono adeguati al consumismo e ai facili mutui, ma ben pochi hanno capito la realtà.
Dire c’è crisi, non vuol dire nulla.
Perché per ogni crisi esiste la possibilità di individuare percorsi adatti.
Il consumatore ha agito per distruggere la nostra biodiversità.
Ha distrutto le regole che governano la stagionalità delle produzioni.
Aiutato in questo dalle catene di distruzione e distribuzione della nostra diversità agricola e biologica e della nostra identità agricola e culturale.
A tuttoggi, non esiste nessun prodotto di massa e non che non possa essere prodotto in qualsiasi parte del mondo.
Questa si chiama industria, che governa, che decide, che appiattisce che fa scomparire e riapparire cio che in quel momento è più conveniente.
Altro che tutele varie, marchi vari e disciplinari vari, certificazioni ecc..
Tutto deve avere un esatto rendiconto.
Tutto è governato secondo le regole del profitto.





 
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ANTICHE RADICI
pietro5000 2008/09/18 15:06
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